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Archive for the ‘Letture’ Category

Ricevo la mail da

… Wu Ming. E la ripubblico pari pari, che non potrei scrivere meglio. E ringraziandoli per aver scritto meglio quello che pensavo di scrivereprima di filare in ospedale a veder un similnipotino appena sfornato :)), dopo aver discusso con una che voleva convincermi ad aver paura di andare con la bestia a correre in spiaggia o là attorno la sera al buio, che non si sa mai, tutti questi cinesi e tutti questi marinai e tutti questi… Certo che non si sa mai, ma abbi paura tu a tornare a casa, piuttosto, che ieri a Elmas un italiano ha ucciso la moglie. Non potendo dire che certo che non si sa mai, ma non mi permetterò di aver paure insensate, che non te lo puoi permettere quando le hai già attraversate, che non te lo puoi permettere più di vivere la tua morte con un anticipo tremendo (cit.), che non te ne vien nemmeno idea quando hai dovuto ragionarci e trovar coraggio per cose molto minime e molto minori che andar a correre in spiaggia all’imbrunire.

WuMing 

Invitiamo tutti quanti a leggere e diffondere l’editoriale di Valerio Evangelisti pubblicato oggi su Carmilla:
http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002437.html

Intanto diciamo due parole anche noi.

Atmosfera da pogrom. Nel 1997 accadde qualcosa di molto simile con gli Albanesi – se non peggio, perché in quel caso non c’era nemmeno un omicidio con stupro a fare da detonatore, soltanto disperati che fuggivano in massa da un futuro di merda.

Siamo andati a ripescare gli articoli di allora: governo Prodi, Veltroni vicepremier, fiumi di inchiostro sul popolo di sinistra che si scopre razzista e tutto sommato non diverso dall’elettorato della Lega Nord, un decreto xenofobo varato su pressione del centrodestra e condannato dalla comunità internazionale (in quel caso la possibilità, per la nostra Marina, di bloccare navi albanesi anche fuori dalle acque territoriali italiane), infine una strage (terribile, più di cento albanesi morti annegati nel canale d’Otranto, quasi certamente speronati da una nave italiana, caso immediatamente insabbiato e rimosso dalla coscienza collettiva).
***
La sovrapposizione totale tra Rom e cittadini della Romania è un processo di “identificazione” che lascerebbe attoniti, se qualcosa fosse ancora in grado di attonarci.

I Rom non sono tutti rumeni e non tutti i cittadini rumeni sono Rom. I Rom in Romania sono il 2,46% della popolazione. Il nome “Romania” deriva dalla storia delle conquiste imperiali romane, mentre il termine “rom” nella lingua romané (lingua di ceppo indo-ariano) significa “uomo”, anzi, più precisamente significa “marito” (e “romni” significa “moglie”). Esistono individui di etnia Rom in quasi tutti i paesi dell’Europa sud-orientale, e molti vivono anche in altri continenti.

L’identificazione surrettizia tra etnia e cittadinanza (oramai accettata anche “a sinistra”) emana sempre un fetore nazista: gli ebrei non potevano essere tedeschi, polacchi, russi, italiani… erano ebrei e basta, quindi “allogeni”, e il corpo sociale andava depurato da quella tossina. E una nazione che tollera un gran numero di allogeni non può che essere allogena essa stessa.

Peccato che in Romania gli unici veri “allogeni” siano i padroni italiani che hanno chiuso baracca e burattini in Italia per andar là a sfruttare una manodopera sottopagata e priva di diritti. Categoria di cui si è fatto rappresentante, poche settimane fa, il demagogo Beppe Grillo.
***
Sulla base di cosa, poi? Del fatto che i Rom/rumeni sono delinquenti, stupratori, assassini che hanno valicato i “sacri confini” della Patria e oggi seminano il terrore.

Peccato che stupro e ginocidio (= assassinio di donne) siano una specialità molto italiana. Secondo dati ISTAT del 2005, nel 20,2% dei casi denunciati (che a loro volta sono solo il 43% dei casi segnalati) lo stupratore è il marito della vittima; nel 23,8% il colpevole è un amico; nel 17,4% è il fidanzato; nel 12,3% è un conoscente. Soltanto nel 3,5% dei casi il colpevole è un estraneo.

Lo ripetiamo perché suona vagamente importante: soltanto nel 3,5% dei casi denunciati il colpevole di stupro è un estraneo.

E secondo il Soccorso Violenze Sessuali della Clinica Mangiagalli di Milano, il 50% delle vittime di stupri che avvengono in strada sono donne straniere.

Ma ovviamente fa notizia soltanto il caso (terribile ma sporadico) della donna italiana aggredita dallo straniero, dal barbaro, dall’allogeno.

Quanto agli omicidi, poco tempo fa il Procuratore di Verona Guido Papalia ha dichiarato: “Oramai uccide più la famiglia che la mafia.

In Italia i carnefici delle donne sono sei volte su dieci italiani, italianissimi, e agiscono tra le mura domestiche, con armi da fuoco o coltelli da cucina, strangolando o picchiando a sangue, appiccando il fuoco o annegando nella vasca da bagno.
La media italiana è di 100 uxoricidi all’anno.


Però il problema sono i rumeni.

Che razza di paese è quello dove il Palazzo e la Piazza si scontrano/incontrano/aizzano a vicenda sulla base della stessa condivisa ignoranza, senza pudore, senza rispetto, obnubilati da un razzismo e provincialismo ottuso, che fa sembrare Peppone e Don Camillo due illuminati cosmopoliti?

E’ l’Italia. Non c’è modo di definirlo. Questo posto è unico al mondo e non regge paragoni, fa categoria a sé, ogni aggettivo è inadatto, superato dalla notizia di domani.

E nel frattempo?
Aspettiamo la strage?
Va bene, purché sia Democratica.

——————

“Un topo, credendo che la nave stesse per fare naufragio, si tuffò in mare. Ma la nave non affondava. Il topo la inseguì a nuoto, protestando, e già pensava di fondare un partito nuovo, ma un pescecane lo inghiottì.”
(Gianni Rodari)


 

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Sister 

Dave Matthews Band

It’s another quiet night
Feel the ground against my back
Count the stars against the black

Passing time with you in mind
Think about another day
Wishing I was far away
Wherever I dreamed I was
You were there with me

(Chorus)
Sister, I hear you laugh
My heart fills full up
Keep me please
Sister, when you cry
I feel your tears
Running down my face
Sister, sister, keep me

I hope you always know it’s true
I would never make it through
You could make the sun go dark
Just by walking away

Playing like we used to play
Like it would never go away
I feel you beating in my chest
I’d be dead without

(Chorus)
Sister, I hear you laugh
My heart fills full up
Keep me please
Sister, when you cry
I feel your tears
Running down my face
Sister, sister, you keep me

I hope you always know it’s true
I would never make it through
You could make the heavens fall
Just by walking away

(Chorus)
Sister, I hear you laugh
My heart fills full up
Keep me please
Sister, when you cry
I feel your tears
Running down my face
Sister, sister, you keep me

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No comment

Questo è imperdibile

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Omissioni

Salvato, pensò, dalla bravata più puerilmente sentimentale che avrebbe mai potuto compiere. Avere cominciato a pensare come pensano gli stolti: pensare improvvisamente il meglio di ogni persona e di ogni cosa, spogliarsi interamente della propria diffidenza, della propria circospezione, della diffidenza per sé stessi, credere che tutte le proprie difficoltà siano arrivate alla fine, che tutte le complicazioni abbiano cessato di esistere, dimenticare non soltanto dove si è, ma come vi si è giunti, rinunciare alla diligenza, alla disciplina, a prendere le misure di ogni situazione…

 

Philip Roth, La Macchia Umana

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L’eroe

Una delle cose che mi separano da buona parte del resto del mondo, o almeno d’Italia, è che l’Eroe m’è sempre stato sulle palle. Non ho mai capito, nè tanto meno apprezzato, la figura dell’eroe romantico, di quello che compie il bel gesto, quello che compare e compie incompreso il proprio dovere, a costo di passar da stronzo, e così com’è comparso sparisce. Trovo molto più eroico il contadino, per dire, quello che fa quel che può ogni giorno, anche se sa che non è abbastanza. Il punto è che l’eroe romantico, per rifulgere, ha bisogno di spiccare in una massa di idioti. Dev’essere incompreso, cupo e maledetto. Dev’essere quello che si assume ogni responsabilità, anche quelle che non gli competono. Perchè è l’unico che conosce, l’unico che capisce, l’unico che ha la capacità di decidere per il meglio, degli altri ovviamente. Ma _gli altri_ sono, bene che vada, stupidi, o peggio, egoisti e ingrati. L’eroe sembra incarnare il massimo dell’altruismo, ma lo è davvero solo se _tutti_ gli altri sono contenti di esser gregari, soggetti a tutela, e di lasciarlo solo con i suoi pensieri. Perchè, in realtà, si ritaglia il ruolo, l’unico ruolo, da protagonista, e lascia gli altri a far da comparsa. Vedo più coraggio nel contadino, per semplificare, quello che discute le scelte, che le condivide, che prende la parte sua di responsabilità, e se contribuisce a sbagliare, se i campi si inondano perchè ha votato per fare gli argini troppo bassi, appena possibile sarà semplicemente il primo ad arrivare con la vanga ed a rimettersi a lavorare.

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Best sellers

Era da un po’ che non capitava, ma ogni tanto capita. Ho seguito i cartelli urlati, i numeri eccezionali di edizioni e tirature, ed ho portato a casa la mia copia de La Cattedrale del Mare, per la bellezza di €15,81, che avrei meglio spesi in gelati. Il signor Ildefonso Falcones è un uomo di sani principi, ed innamorato di Barcellona, ma il libro, almeno sino alla metà e chissà se  e quando andrò avanti, è di una banalità terribile. I poveri sono sfortunati e generosi e coraggiosi e altruisti, i ricchi sono biechi egoisti avidi e senza scrupoli, i vescovi son cattivi ed i preti sono buoni, i protagonisti si vogliono tanto bene e si fan carico l’uno dell’altro senza esitazioni nè ripensamenti. Oh, vabbè, poi i protagonisti mi son andati sulle palle quando i genovesi interrompono le rotte mediterranee e Barcellona resta affamata senza il grano sardo e siciliano, e quelli reagiscono come se gli si portasse via il pane loro, nessuno ha un pensiero per i servi della gleba sardi e siculi. Invece inveiscono contro i genovesi reclamando il _loro_ grano, con lo stesso piglio del feudatario che reclamava decime e ius primae noctis. Nessun fantasma s’aggirava per l’Europa, ma nemmeno per la zucca del Falcones, ma forse qua ne faccio questione “personale” :).

Insomma, in breve la trama è che una bella famigliola allargata cerca di cavarsela in una grande città, e finisce a più riprese stritolata in qualche contesa tra i nobili e i mercanti, ma stando tutti uniti e volendosi bene si rimettono sempre in piedi, tranne quelli che muoiono. I fratelli Grimm se la cavavano con meno battute, e davano pure più spessore.

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